|
|
|
|
L'alba della modernità
Soggiorno di casa Werner di Paolo Crugnola - 11 Settembre 2003 |
![]() |
| .. | |
| Si é scelta, come immagine di copertina del primo numero, questa fotografia di un interno del 1913. La data é significativa, siamo allalba della prima guerra mondiale. In essa molte delle cosiddette avanguardie vedranno linevitabile epilogo di un conflitto sociale non più sostenibile. Da un lato, la cultura della belle epoque, classista, elegante e con il naso un po per aria sempre pronta a stupirsi delle continue novità (molto spesso vere invenzioni) che il clima di intenso progresso scientifico e tecnologico dispensa generosamente. Sullaltro fronte, una realtà produttiva e industriale ormai progredita che, grazie alla lavorazione in serie e, soprattutto, ai massacranti turni di lavoro imposti alla classe operaia, riesce a fornire in breve tempo e a costi contenuti ingenti quantità dei cosiddetti beni di consumo. Le esposizioni universali (Foto 1) sono lo specchio impietoso di questa situazione esponendo migliaia di oggetti di cattivo gusto, talvolta veri e propri eclettici mostri" (Foto 2). Ma torniamo alla nostra foto. Qui gli echi della guerra sembrano ben lontani e una pax domestica sembra regni sovrana. Si tratta di una sala da pranzo, ma anche qualcosa di più. La presenza del divanetto sembra suggerire anche un soggiornare, ma il tavolo é comunque il vero protagonista. La sua centralità nella stanza é sottolineata dal grande lampadario che su di esso troneggia. E possibile intuire unasse di simmetria verticale (Foto 3) che lega lampadario, tavolo e prosegue oltre, attraverso il sostegno centrale, fino a comprendere il disegno del tappeto. Tutto il resto dellambiente é marginale e gravita intorno come un satellite su orbite più o meno distanti. Un gruppo di sedie corredano e completano il tavolo. Due hanno i braccioli suggerendo una possibile gerarchia tra i commensali (Foto 4). E abbastanza facile pensare a questa tavola occupata da un gruppo familiare e ad un suo vissuto che travalica la singola funzione del mangiare per estendersi al concetto di riunirsi a tavola. Il lampadario (Foto 5), con le sue molteplici possibilità di illuminazione (diretta, diffusa, più o meno concentrata, ecc.) aiuta in questa interpretazione. Intorno a questo tavolo si mangia, ma si discute anche, si chiacchiera, si litiga oppure si tace, compresi nel proprio dolore o risentimento. Il divanetto permette una uscita dalle quinte per proseguire la discussione secondo modalità più riservate o, addirittura, intime (Foto 6). Lesterno non penetra in questa stanza, non interessa quel che succede fuori, se piove o tira vento. I pesanti tendaggi sono custodi gelosi e affidabili della privacy interna (Foto 7). E difficile distrarsi, uscire dal centro, divagare. Anche se lo sguardo scorre sulle pareti in cerca di una pausa, i ritratti dei parenti (Foto 8) riportano lattenzione su di essa: la famiglia. E lei la vera protagonista di questo arredamento. Una famiglia chiusa su sé stessa, che non concede deroghe e sempre pronta ad autoriferirsi. Su tutto regna un clima molto domestico, alla Biedermeier (*), ma senza quella pacatezza di modi tipica di quella tendenza, qui manca di fatto quella esuberanza della comodità che rende così accoglienti quegli ambienti. Un esempio é il mobile vetrinetta (Foto 9), che solitamente faceva bella mostra di sé e di tutto il tesoro di famiglia, per lo stupore degli ospiti e lorgoglio dei padroni di casa. Esso viene qui proposto, sì, ma in una versione tirata, giusto un minimo, perché non se ne può fare a meno. Ma a chi appartiene questa casa? Ai signori Werner, agiata famiglia berlinese che decide di costruire la propria casa a Zehlendorf, un sobborgo alla periferia di Berlino, in cui parecchie persone della Berlino bene vanno a risiedere. Il signor Werner é un ingegnere e sceglie di affidare la progettazione della sua casa a un certo Mies Van der Rohe (Foto 10), un giovane e promettente architetto che gli ispira fiducia fin dal suo primo incontro. Forse Werner si aspetta un progetto moderno, ma il giovane architetto (é il suo primo incarico che svolge completamente da solo) elabora un disegno piuttosto conservatore (Foto 11), così lo definirà il proprietario che si dichiarerà comunque soddisfatto. Mies era un seguace di Shinkel e del rigore neoclassico, ma qui ci troviamo di fronte ad un esempio un po troppo borghese e per niente attento alle nuove istanze che la cultura architettonica sta dibattendo in quel momento. Sei anni più tardi nascerà il Bauhaus (Foto 12) e Mies ne sarà lultimo direttore, colui che combatterà lestrema battaglia per difendere la scuola e lideale moderno nella Germania hitleriana. Ma Mies, nel 1913, era anche sposo novello (e marito irrequieto) e forse le cosiddette ragioni di famiglia hanno prevalso sulla ragion pura e questo con suo grande disappunto. Prova ne é il fatto che parecchi anni dopo, quando gli capitava di citare i suoi lavori giovanili, regolarmente si dimenticava di casa Werner. Ciò non ostante, questa sala da pranzo é un esempio importante per capire, attraverso il suo arredamento, il clima di un periodo storico così significativo. La guerra farà piazza pulita di tante cose, uomini e ideali. Nessuno, dopo, sarà più lo stesso, ma questo ambiente resisterà (esiste ancora oggi insieme allintero arredamento) quasi a dimostrare che un certo modo di concepire la casa e di abitarla faccia parte ancora della nostra cultura fra i tanti modi di essere e di essere in un luogo. |
![]() |
| . | |
| . | |
| (*) Nel 1850 fu pubblicato un giornale satirico, il "Fliegende Blätter" (pagine volanti). Esso conteneva alcune liriche attribuite ad un personaggio inventato, il maestro Gottlieb Biedermeier, il tutto a cura di due giornalisti tedeschi, Ludwig Eichrodt e Adolf Kussmaul. Il cognome Biedermeier era nato associando l'aggettivo bieder (buono nel senso di sempliciotto) con Meier, uno dei cognomi tedeschi più comuni. Il "signor Biedermeier" voleva incarnare i valori più tipici della persona media del periodo della Restaurazione. Nel 1815, il congresso di Vienna aveva ridisegnato l'Europa. La Santa Alleanza era, come dire, il garante di questo nuovo ordine politico e sociale che, nelle premesse, sarebbe dovuto durare molto a lungo. La società richiedeva a gran voce un periodo di tranquillità e di pax domestica. Il "signor Biedermeier" impersonificava appunto queste aspettative. Era persona operosa, dedita a diversi interessi culturali, ma quasi tutti di derivazione popolare - folkloristica. Era privo di grandi ideali così come di ambizioni e di interessi politici. La connotazione negativa del termine Biedermeier é da riferirsi al lavoro di un critico che, nel 1864, pubblicò uno studio sull'arredamento del periodo della Restaurazione. Egli lo definì "un mobilio semplice e senza gusto, adeguato all'appartamento del signor Biedermeier". Per trovare una rivalutazione di questo stile bisognerà aspettare fino al 1896 in cui i più significativi artisti della Secessione ne riconobbero il valore. Il termine Biedermeier definisce quindi, in modi ironici, uno stile di vita privo di grandi emozioni, tipico della nuova borghesia commerciale del primo '800, identificandosi storicamente con il periodo del Metternich (1815 - 48). Si tratta di una cultura d'imitazione in cui la borghesia adatta a sua misura i tratti aristocratici e celebrativi dell'appena trascorso stile Impero.
(Nell'immagine a fianco un tipico interno Biedermeier in un acquerello di F.Barbarini del 1840 in cui viene ritratto un salotto di Palazzo Auersperg a Vienna). |
![]() |