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Il lirismo del Razionalismo Italiano
Soggiorno di casa Albini di Paolo Crugnola - 20 Settembre 2004 |
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Siamo nel 1940. La seconda guerra mondiale é ormai una realtà tangibile, così come lo sono il Nazismo e il Fascismo. Il Bauhaus é stato chiuso e le sue istanze innovative sono ormai un ricordo. Il mito delluomo moderno e della modernità sembrano un sogno sbiadito. La positività, lottimismo e la fiducia nel progresso tecnologico che questo ideale portava con sé hanno lasciato il posto allantisemitismo, allodio razziale e alla ricerca di un orgoglio nazionale che, attraverso il filtro e l'alibi della storia, possa giustificare la scelta di entrare in guerra. LItalia é stata moderna e razionale solo per una breve stagione. Inizialmente appoggiata da un regime fascista, alla ricerca di una propria legittimazione storica e culturale, lidea moderna é stata progressivamente abbandonata e quindi apertamente osteggiata in quanto la sua concezione razionale (potremmo quasi dire biologica) dellumanità mal si accordava con la ricerca di una romanità e classicità con le quali riempire la vuota e ingombrante presenza del nuovo regime. Protetta da questo alone, larchitettura italiana si orienterà sempre più verso un monumentalismo astratto e facilmente riconoscibile che, al pari di un linguaggio internazionale, caratterizzerà non solo lItalia, ma tutte le dittature di questo periodo. Le occasioni professionali per la sparuta schiera dei razionalisti italiani si faranno sempre più rare e larchitettura dinterni, forse per la sua peculiarità di non apparire esternamente, rappresenterà un ambito in cui esprimere il proprio sapere senza, con ciò, sembrare ideologicamente pericolosi. Questo interno é la casa di un architetto, il suo soggiorno. La guerra é fuori, ma i suoi echi, anche se smorzati, approdano comunque entro le mura domestiche. Il rumore degli stormi di aerei, i titoli e le immagini dei quotidiani, i discorsi del duce (attraverso la radio), sono tutti messaggi che, con il loro carico di irrazionalità, arrivano a turbare la manifesta razionalità di questa stanza. Il conflitto é stridente e fa pensare. Fuori, il mondo sta cambiando mentre qua dentro permane una calma olimpica ed astratta, quasi irreale. Ma, a ben pensarci, il dramma é anche qui dentro così come lo é fuori, anche se i modi sono differenti. Così come, allapprossimarsi di un uragano, si cerca di salvare le cose più importanti ed essenziali, allo stesso modo, anche qui, si tenta di difendere qualcosa dimportante. Si tratta di valori, i valori di una modernità che attende il momento giusto e propizio per uscire da questa stanza e divenire regola, e non più deroga, alla quotidianità. Vediamo ora di dipanare la trama di questo racconto. La prima cosa che colpisce é la luce. Essa invade tutto lambiente e, annullando spigoli e limiti delle superfici, fa diventare pareti e soffitto una cosa sola. Gli arredi sembrano fluttuare in una sorta di vuoto asettico e lassenza di decorazione concorre ad accentuare questa sensazione. Le tende lasciano penetrare la luce, ma sfumano i contorni delle finestre creando unatmosfera sospesa e irreale. I quadri sono senza cornice e sembrano staccarsi dalla parete alla quale sono appesi. Uno é addirittura messo in mezzo alla stanza su un sostegno sottile e bianco che sparisce, bianco nel bianco, nellambiente circostante. Gli oggetti non hanno mediazione con lo spazio che li accoglie ed il loro contenuto arriva in maniera diretta e percepito senza alcuna presentazione. Tutto ciò che sostiene perde di consistenza e svanisce oppure, se interessante o significativo, viene esibito al pari di unopera darte. Così, dopo i quadri, troviamo un tavolino e una scrivania (foto 1) che magicamente spariscono proprio nel momento in cui devono svolgere la loro funzione di sostenere e i cui sostegni, invece, esibiscono la propria bianca presenza. Bianca come lo spazio, bianca come la luce che avvolge tutto lambiente. Spazio e luce, questi solamente sono gli elementi costruttivi e costitutivi di questo interno. Questo modo di raccontare raggiunge il proprio apice in due oggetti: il mobile radio (foto 2) e la libreria (foto 3). Nel primo, due lastre di vetro sorreggono il meccanismo di una radio lasciato completamente a vista. Nel secondo, due montanti in legno sostengono, come lalberatura di un veliero, un sistema in tensione di sottili cavi in acciaio al quale si appoggiano delle invisibili lastre di vetro che fungono da ripiani per i libri. Il mobile radio é loggetto più sconcertante. I suoni, voci e musica, sembrano uscire dal nulla e se non fosse per il cavo dellalimentazione, che riporta loggetto ad una sua domesticità, leffetto di spaesamento sarebbe totale. La libreria, il famoso Veliero, esibisce una tecnologia tradizionale (quella della velatura) e, nel contempo, estremamente moderna (la tensostruttura). Larredamento é completato da due lampade da terra e da un divano con due poltrone. La lampada é la Mitragliera (foto 4), un oggetto che, al pari del Cicognino (foto 5), evidenzia uno stretto e provocatorio legame fra nome e funzione. Non dimentichiamoci che siamo in piena seconda guerra mondiale e la presenza delle armi é qualcosa di ben tangibile. La poltrona é invece una rivisitazione della tipologia Bergere, la classica poltrona con le orecchie, che quì vede messa a nudo la propria struttura portante rivelando una netta separazione, come altri oggetti nella stanza, fra ciò che sostiene e ciò che viene sostenuto. Difficilmente é dato di riscontrare unarchitettura che esprima le caratteristiche del moderno in modi così espliciti e, nel contempo, raffinati. La cosiddetta neue sachlicheit, la neutralità, loggettività nei confronti dei contenuti dellabitare e dei suoi meccanismi, trova finalmente una sua matura realizzazione. Ma non si tratta di quella razionalità esasperata degli interni anni 30, delle esposizioni del Deutcher Werkbund di Gropius & C. (foto 6) che, sì, soddisfaceva, senza sprechi, la natura biologica delluomo e le sue primarie necessità, ma che contemporaneamente spaventava per la sua sostanziale miseria, visiva ed espressiva. Qui, le stesse cose sono raccontate con maggiore lirismo oppure con ironia, qui cé poesia e raffinata intelligenza. Sarà proprio questo distacco intellettuale, diffuso un po in tutto il Razionalismo Italiano, ma tipico in Franco Albini, a fare la differenza con i capiscuola tedeschi e a tracciare la trama di un percorso che, a guerra ultimata, porrà le basi del superamento dello stesso Movimento Moderno. |
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